LAVORO

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lunedì 18 maggio 2009

Professione sottoprecari



Da L’Espresso 14.05.09



Professione sottoprecari
di Emiliano Fittipaldi
La chiamavano Generazione mille euro. È stata spazzata via dalla crisi economica. E ora deve fare i conti con un mondo del lavoro impazzito. Dove si offrono salari ridotti del 35 per cento. Per lavori garantiti un mese o una sola settimana Paolo Zambon sognava di aprirsi un negozietto di abbigliamento in centro, tirare su 50 mila euro l'anno come ha fatto suo fratello, e comprarsi il Cayenne. Invece da un mese, dopo aver cercato inutilmente un posto come commesso per una «griffe fashion», come la chiama, frequenta un corso in una scuola edile di Padova. «Malta e cazzuola, già. Alzare un muro non è uno scherzo, una vera faticaccia. La crisi? Ha cambiato completamente le mie prospettive. In peggio». Fino a qualche tempo fa trovare un giovane veneto disposto a fare l'operaio in un cantiere «era più difficile di scovare un astronauta professionista da mandare alla Nasa», dice Stefano Culli Lanzi, amministratore delegato dell'agenzia interinale Gi Group. Potenza della congiuntura economica negativa, oggi i corsi per muratori organizzati da privati e sindacati di settore vengono presi d'assalto anche dagli italiani. «Un miracolo», chiosano dalla Fillea- Cgil: erano tre anni che nei cantieri tra Mestre e Belluno si vedevano solo stranieri.
Paolo, che ha 24 anni, a marzo ha già trovato un lavoro. «Un contratto interinale di una settimana, 350 euro. Poi chissà, anche l'edilizia è in stato comatoso». A mille chilometri di distanza, a Catanzaro, Gilda, Santo, Francesca e gli altri 30 laureati Isef assunti nelle due piscine comunali, sulla Porsche non ci hanno mai puntato. Il tasso di disoccupazione calabrese costringe, da sempre, a desideri più misurati. Oggi, con il Pil in picchiata, anche una 500 usata è pura utopia. Come ottenere un contratto decente: fino a dicembre sono stati inquadrati come ?atleti dilettanti?, dopo i controlli dell'ispettorato del lavoro l'associazione che gestisce gli impianti paga istruttori e bagnini 8 euro l'ora, con un contratto da lavoratori autonomi. «Prendere o lasciare. Prendo, ho detto. Ma ci hanno preso alla gola», racconta Antonio. Lo stesso ultimatum l'ha lanciato una ditta di pulizie a Martina Russo, precaria quarantenne della capitale. «Prima lavoravo tre ore al giorno consecutive, di pomeriggio potevo fare altro. Ora mi hanno piazzato un turno dalle 9 alle 10, un altro dalle 13 alle 14, il terzo dalle 18 alle 19. Mi spieghi lei come faccio ad arrotondare». Paolo Zambon, i maestri di nuoto e Marta la domestica non possono neanche lamentarsi. Sono tra i precari più fortunati.
Nei cinema in questi giorni stanno proiettando un film dedicato a loro, ?Generazione 1000 euro?. Il titolo forse andrebbe aggiornato, visto che la recessione ha fatto scivolare parte dei vecchi precari vicino a quota 500. Eppure un posto, seppur grazie a contratti estremi, ce l'hanno ancora. Centinaia di migliaia di cocopro e di somministrati (così vengono chiamati i dipendenti assunti a tempo tramite le agenzie interinali) sono invece rimasti a casa.
I dati Istat sul primo trimestre del 2009 verranno pubblicati solo a giugno, ma è possibile già ora fare un primo bilancio dello tsunami che sta sconvolgendo il mondo del lavoro. Secondo l'osservatorio nazionale Ebitemp, l'ente creato dalle agenzie interinali e dai sindacati, da agosto a febbraio si sono persi 58 mila occupati. Ad aprile il mercato è sprofondato, crollando del 45 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Giù anche il monte salari, sceso del 35,5 per cento.
Una débâcle. Federico Vione, un ex somministrato che ce l'ha fatta, è stato catapultato sulla sala di comando di Adecco a inizio anno, e ammette che la tempesta non sembra volersi placare. «Le aziende, semplicemente, non assumono più. Le file davanti alle nostre filiali sono cresciute a dismisura. I candidati alla ricerca di un lavoro sono passati da 80 a 120 mila in poche settimane».
Persone a caccia disperata di una retribuzione, disposte a firmare contratti che poco tempo fa non avrebbero nemmeno preso in considerazione. «Anche il profilo è
cambiato: prima avevamo in lista soprattutto giovani under 30, ora chiedono aiuto anche professionisti maturi con grande esperienza». I laureati sono disposti ad accettare incarichi demansionanti, tutti si rassegnano a trasferirsi fuori dalla città di residenza.
Qualcuno fuori dai confini nazionali. «Con contratto di stage offriamo per un mese lavoro in Vietnam a un panettiere esperto. Servono buone capacità organizzative », dice un annuncio su Internet. A fine aprile le agenzie proponevano posti extreme di ogni tipo, contesi da decine di aspiranti. In un albergo di Bergamo un cameriere ha strappato un contratto della durata di sei giorni, a Salerno una piccola impresa metalmeccanica mette in palio una tuta da saldatore.
Sarà scelto solo chi è disponibile a lavorare di notte, «con capacità di concentrazione, precisione e tolleranza allo stress». Tutto per mille euro al mese, per 150 giorni. Il rinnovo? Poi si vedrà. A Cesano Boscone una società di servizi vuole risparmiare bandendo uno stage con «rimborso spese da concordare». Mario Chiocciola, informatico di 46 anni, due figli adolescenti e un mutuo ancora acceso, ha accettato di spostarsi da Roma a Torino per fare l'help-desk per una multinazionale inglese di giochi e scommesse. «Lavoro otto ore al giorno, spesso anche la notte, sabato e domenica compresi. Prendo 900 euro, ma fra tre mesi la somministrazione finisce». Le aziende offrono lavoro di ogni forma e genere. Accomunati sempre da basso
salario e brevità record: salumieri da assumere per 20 giorni, promoter nei supermercati per 30, pizzaioli per due settimane «con disponibilità totale» di orari, baristi e banconisti da inchiodare in sala «dal lunedì alla domenica con turni che partono dalle 6 del mattino alle 22 della sera». La flessibilità, se fino al 2008 era considerata da molti un'opportunità per entrare nel mercato del lavoro, si avvia verso una nuova fase.
L'economista Pietro Garibaldi la chiama ?modello cuscinetto?. «Con la recessione appare chiara la politica di molte aziende. I precari vengono utilizzati nei tempi buoni, per essere lasciati a casa quando bisogna ristrutturare e tagliare i costi. Le fasce più deboli, quelle senza indennità di disoccupazione e cassa integrazione, fungono da welfare al contrario». Anche i sindacati latitano: loro battagliano per difendere gli operai, chiedono di raddoppiare la cig.
Gli atipici, quasi mai iscritti a Cgil, Cisl e Uil, non sono una priorità. Garibaldi non sa se le imprese stanno speculando sulla crisi, sfruttando il rapporto sbilanciato tra domanda offerta per abbassare il costo del lavoro e le garanzie dei dipendenti. «Non voglio sbilanciarmi, non ci sono ancora evidenze. Ma non posso escludere la diffusione di un fenomeno che definirei di ?dumping contrattuale?: la tentazione da parte delle aziende e della pubblica amministrazione di trasformare contratti a tempo in più convenienti cocopro può essere forte».
Il ministero dell'Ambiente guidato da Stefania Prestigiacomo, per esempio, non ci ha pensato due volte. I precari che lavorano al dicastero di via Cristoforo Colombo sono centinaia, e molti di loro, alla fine del contratto a tempo determinato (che garantisce buoni pasto, maternità e malattie pagate) si sono visti proporre un più economico cocopro. «Prima si prendeva sui 30-35 mila euro lordi, ora siamo sui 20
mila» spiega Andrea B., che preferisce l'anonimato.
«Lo stipendio è calato del 30 per cento, le mansioni sono rimaste identiche. Inoltre non ci hanno assunto più per via diretta, ma attraverso società in house: in questo modo aggirano i concorsi con le chiamate dirette. Io dipendo dalla Sogesid. Altri colleghi hanno un contratto Apat, altri sono targati Sviluppo Italia. Tutti, però, continuiamo come prima e più di prima a lavorare all'Ambiente».
Come il cane morde lo straccione, anche la crisi dell'editoria azzanna i più fragili: primi contratti non rinnovati sono stati quelli dei giornalisti precari, quasi tutte le testate hanno tagliato le collaborazioni del 20-30 per cento. Il settore è asfittico, ma le scuole di giornalismo continuano a spuntare come funghi, vomitando ogni anno centinaia di nuovi professionisti, ignari che a prezzi correnti un articolo in un giornale locale può essere pagato meno di 10 euro lordi.
Lorenzo, laureato in filosofia a Messina, sta invece provando a farsi assumere come mozzo sui traghetti che collegano lo Stretto. Dopo inutili (e costosi) master in risorse umane, ha abbandonato definitivamente Marx e Hegel per fare l'intermediatore
creditizio, una sorta di tramite tra aziende che vogliono prestiti e le banche che dovrebbero erogarlo. «In sei mesi ho guadagnato 200 euro. Non scherzo. Noi prendiamo una provvigione dell'1 per cento sull'importo del finanziamento, ma gli istituti bocciano sistematicamente ogni richiesta. Speriamo che m'imbarchino presto». Persino i call-center non sono più un rifugio sicuro per i precari storici. Lucia Fraiese,
34 anni di Napoli, vaga da anni tra Tim, Wind e Vodafone. «Sono a spasso da febbraio. I team leader delle squadre chiamano chi vogliono, e io non sono mai stata amica dei capi. A marzo ho provato con le vendite telefoniche, ma le famiglie non hanno un euro in tasca e non comprano nulla.
Ora sto facendo la dog-sitter a 5 euro l'ora, ma di clienti se ne vedono pochini: i cani costano, io mi aspetto un boom di abbandoni prima dell'estate». Il dumping
contrattuale vale anche per gli immigrati, badanti in testa: ora che sulla piazza sgomitano anche le italiane, i salari per polacche e sudamericane stanno precipitando. «Le ragazze nere sono in basso alla classifica, il boom della domanda le penalizza più delle altre», ragiona la sociologa Chiara Saraceno:«L'arrivo delle donne nel settore non è una novità: negli anni Settanta quelle espulse dalla fabbrica facevano le colf, oggi accudiscono gli anziani.
Peccato che in questo momento le famiglie del ceto medio preferiscano risparmiare e svolgere da sole i lavori di cura». La studiosa teme che il sesso debole sarà quello che uscirà peggio dalla congiuntura, e che i ricatti delle aziende, soprattutto quelle piccole, saranno ancora più pesanti che in passato. «È un fatto che in Italia i nostri imprenditori siano lontani da una civilizzazione dei rapporti con i loro dipendenti», chiude dura.
Forse la Saraceno esagera, ma i dati di Manager Italia e Od&M Consulting non fanno ben sperare somministrati e flessibili vari: oggi i dirigenti più ricercati dalle aziende sono quelli specializzati in tagli dei costi e del personale.
L’Espresso (14 maggio 2009)

martedì 27 gennaio 2009

Justice

di Luca Gallerano- Coord. Comitato Giuseppe Borea -Piacenza
Progetto per l' Italia
Gli eventi accaduti in questi giorni ci offrono un'occasione per provare a riflettere, sopraffatti dai messaggi multmediali che ci assalgono costantemente, sul senso della parola "Giustizia". La parola è usata e abusata spesso in più sedi da personaggi che la utilizzano per aumentare il gradimento di coloro che (passivamente) ascoltano. Come già forse qualcuno ha detto, stiamo vivendo un periodo in cui vi è stato un cortocircuito all'interno della nostra società. Pensiamo un attimo con orrore ai bambini usati come strumento per catalizzare le attenzioni dei media nella sanguinosa guerra tra Hamas e Israele, con avvilimento la mancata estradizione di un noto terrorista assassino, con stupore e sdegno la scarcerazione dello stupratore di capodanno, senza mai dimenticare le morti bianche ormai all'ordine del giorno. Potremmo continuare la lista tranquillamente.In questi tempi coloro che hanno l'onore di ricoprire cariche istituzionali e anche coloro che stanno all'opposizione dovrebbero abbandonare gli indugi e agire per porre dei rimedi."Non è più il tempo della formalità e della buona educazione" ha detto qualche giorno fa il vescovo episcopale T.D. Jakes al nuovo Presidente degli Stati Uniti, quando mancavano 3 ore al giuramento, e lui con la famiglia si era recato nella chiesetta di St. John, a due passi dalla Casa Bianca per la funzione mattutina. "Ora è il tempo delle decisioni.Che la forza sia con te."Obama non si è scomposto, come politico che propone un rinnovamento coraggioso, partito dal basso e senza i finanziamenti delle Corporazioni. Un presidente che ha usato e usa il termine "Giustizia" finalmente in modo nuovo e che la nostra politica dovrebbe prendere ad esempio.

domenica 18 gennaio 2009

Lula e i "quei bravi ragazzi" amici del Brasile

Probabilmente rivedremo le foto di Cesare Battisti sulla spiaggia di Copacabana e come quando fu scovato, in tanti torneranno ad indignarsi. Ci indignano le motivazioni politiche per giustificare la decisione di non estradare un assassino, e la scusante, a noi rivolta di non rispettare l'incolumità dei detenuti. Dobbiamo ricordare, che la tortura è praticata in altri Stati, anche in quelli sudamericani, non certo da noi. Le maggiori organizzazioni per la tutela dei diritti civili dei rifugiati politici denunciano e condannano i metodi usati dalla polizia brasiliana, tristemente noti per l'uso sistematico della tortura. In Italia abbiamo altri problemi, un eccessivo affollamento delle carceri, un sistema giudiziario che talvolta consente ai colpevoli di uscire troppo presto anche senza aver scontato la pena.Dal presidente Lula non possiamo accettare lezioni. Come erroneamente si cerca di far passare Battisti non è stato condannato per la sua attività politica, ma perché è responsabile dell'omicidio di quattro persone. Processato e condannato.Dunque sono più che giustificate le proteste e le iniziative diplomatiche di queste ore. Non ultima quella del nostro Presidente Giorgio Napolitano. Ma ci saremmo aspettati che anche dall'opposizione si levasse una voce per un sostegno più rumoroso alle iniziative volte a spingere il Brasile a un ripensamento. Lula non ha offeso un governo o una maggioranza, ha offeso la nostra democrazia, patrimonio di tutti gli italiani.
Ing Luca Gallerano
Coordinatore Comitato Giuseppe Borea - Piacenza -
Progetto per l'Itala
Verso una buona politica

lunedì 22 dicembre 2008

Stato di salute delle famiglie italiane

Dal "Corriere Economia" del 08.12.2008
La recessione riguarda oramai molti paesi ma la situazione italiana è particolarmente seria perché la crisi in corso accentua un processo che era in atto già da tempo, quello del peggioramento delle condizioni di vita di fasce importanti della popolazione. In Italia il disagio sociale assume due forme distinte: a) salari bassi per talune categorie di lavoratori, insufficienti per assicurare un livello minimo di spesa (e di consumo) al di sopra della soglia di povertà (working poors); b) poveri veri e propri: individui ma soprattutto famiglie. La povertà in Italia infatti si concentra nelle famiglie con figli minori. Secondo la recente Indagine sulle famiglie della Banca d' Italia la quota di individui poveri è pari al 13 per cento della popolazione nel 2006 (circa 7,5 milioni di persone). Il rischio di povertà in Italia decresce all' aumentare dell' età. È molto maggiore per i giovani rispetto agli anziani: tra i minorenni, nel 2006, il 19,3 per cento era povero, mentre tra gli ultra-sessantenni questa quota scendeva all' 8,6 per cento. Trent' anni fa la situazione era invertita: il rischio era più alto tra gli anziani e inferiore alla media tra i bambini. La causa di queste dinamiche divergenti è da rintracciare nella struttura del nostro sistema di welfare che concentra buona parte delle risorse a favore della spesa pensionistica e dedica poco al sostegno delle famiglie. L' alto tasso di povertà minorile ha in effetti pochi eguali in Europa e in parte spiega anche il declino della natalità. Molte famiglie non fanno il secondo o il terzo figlio perché non possono permetterselo. Sono poco utilizzati in Italia gli strumenti di aiuto ai meno abbienti fondati sulla fornitura di servizi. Si è spesso fatto ricorso a strumenti di trasferimento monetario indiretto come quelli fiscali che non sempre raggiungono i veri poveri. L' Italia è tra i pochi paesi europei nei quali non esiste un reddito minimo garantito. Nel pacchetto di misure anti-crisi previste nel nostro Paese c' è molto poco su questo fronte. È importante allora partire dal vero pericolo che abbiamo davanti: il crollo dei consumi, l' avvitamento verso una recessione profonda e l' impoverimento ulteriore di parte rilevante della popolazione. Vista la situazione fiscale del Paese è essenziale non sprecare un solo euro di quelli che si intende destinare a misure anti-crisi. Andrebbe quindi concentrato lo sforzo in pochissimi provvedimenti, resistendo alle molte richieste che le varie categorie già fanno. La priorità oggi è quella di combattere l' impoverimento e di farlo gettando le basi per un vero sistema strutturale di sostegno della capacità di spesa delle categorie più povere. Per le famiglie con un reddito complessivo al di sotto della soglia di povertà si tratta di agire su vari fronti. In vari paesi sono previste delle vere e proprie forme di income support, cioè un' integrazione del reddito familiare equivalente (quindi tenendo conto del numero di persone presenti in quella famiglia), fino alla soglia di povertà. Sono varie le forme che può assumere questo reddito di sostegno, esso chiaramente sostituirebbe ogni altra forma di agevolazione e andrebbe mirato a particolari categorie. Va detto che è assurdo che in Italia sia considerato accettabile e necessario un «reddito minimo garantito» per gli anziani: la pensione sociale; ma che non sia considerato altrettanto necessario un reddito minimo garantito per i bambini e i minori. In Francia ad esempio gli assegni famigliari sono un vero e proprio strumento per assicurare un reddito minimo garantito ai figli minori. La povertà si concentra nelle famiglie con figli minori; nelle quali c' è di solito un solo percettore di reddito o un problema di disoccupazione. Quindi azioni a sostegno del lavoro femminile sono molto utili per accrescere il numero di donne che lavorano, per aumentare il numero di percettori di reddito. Per i lavoratori poveri (working poors) invece sarebbe il momento di introdurre un «salario minimo» che avrebbe la funzione di assicurare una retribuzione decente minima a tutti i lavoratori. La social card appare come poca cosa a tale riguardo. E anche sul fronte delle tariffe pubbliche il nodo non è quello di introdurre un congelamento temporaneo. Esiste una fascia di famiglie (circa il 4 per cento) che non è in grado di pagare le bollette dei principali servizi pubblici. Nel 2004 il 5 per cento delle famiglie italiane aveva problemi economici di accesso all' energia elettrica; il 7,6 per cento aveva problemi di accesso al consumo di gas e di altri combustibili per il riscaldamento. Le famiglie più numerose consumano di più e poiché le tariffe attualmente sono crescenti per scaglioni si arriva al risultato che le famiglie numerose acquistano i servizi pubblici a prezzi marginali maggiori. È questo allora il momento per una riforma della struttura tariffaria da attuare con il contributo delle Autorità di settore, introducendo delle vere tariffe sociali commisurate non alle soglie di consumo come in parte avviene ora, ma piuttosto al reddito e alla consistenza del nucleo famigliare, lungo le linee di altri paesi europei. Si potrebbero anche differenziare le tariffe del gas e dei combustibili per riscaldamento, sulla base delle condizioni climatiche delle varie aree, per consentire a chi vive nelle aree più fredde condizioni di riscaldamento adeguate a costi contenuti.
di Trento Sandro
Dal Colle Palatino,
dove furono allattati Romolo e Remo
Progetto per l’Italia lancia in cielo
un’Aquila Bianca a
Sostegno delle Famiglie


in occasione della Tavolo di Lavoro:

Azione sociale e iniziative civiche a sostegno delle Famiglie:
Un "Progetto per l'Italia "condiviso con le Associazioni e i Movimenti
Presentazione del censimento delle necessità locali

tenutosi
Sabato 20 Dicembre 2008
Convento San Bonaventura al Palatino
Colle Palatino, Roma

Sopra l’antico lupercale dove furono allattati Remo e Romolo, sul Colle Palatino sono intervenute le associazioni Solidarietà Cristiana, Foculus Urbis, Ragione e Libertà, hanno mandato la loro vicinanza al Progetto per l’Italia, il Movips per mezzo del Presidente Sebastiano Piana e Comitato di «Cattolici per una civiltà dell’Amore» per mezzo del portavoce Giuseppe Rotunno. Importante anche la presenza di Peter Capra intellettuale e filosofo laico, sostenitore della “Città Creativa” e dei giovani impegnati nei movimenti cattolici che hanno manifestato profondo interesse per l’iniziativa.

Un vivo dibattito ha favorito l’emergere di molte proposte su grandi temi quali la famiglia e le generazioni future. Sul colle che vide gli albori della civiltà romana Progetto per l’Italia ha lanciato la proposta di un aquila bianca per le famiglie italiane: « i cittadini devono riappropriarsi della dimensione civica, sociale e politica vigilando sulla famiglia e promuovendo scelte politiche adeguate».E’ necessario ristabilire i luoghi della democrazia, la città ai cittadini, perché questi diventino veramente protagonisti della polis come luogo di incontro e partecipazione.

L’iniziativa “un’ aquila bianca a sostegno delle famiglie “si concretizza attraverso il censimento delle necessità: i cittadini potranno segnalare, denunciare i problemi delle aree cittadine ma anche avanzare progetti, suggerimenti e proposte.
Uno strumento semplice ed efficace che ridà voce diretta al cittadino, che lo rende partecipe e attivo della società in cui vive, che restituisce l’entusiasmo e l’ottimistica voglia di fare e di impegnarsi costruttivamente per il benessere proprio, della propria famiglia e della collettività.

In questo modo Progetto per l'Italia intende perseguire l'obiettivo di tutelare i cittadini favorendone la partecipazione civica e sociale per modificare la politica attuale che ha smarrito il senso della propria missione.

Progetto per l’Italia e le associazioni che lo sostengono hanno annunciato per febbraio un’importante iniziativa sul territorio a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie.

venerdì 12 dicembre 2008

Tavolo di Lavoro
Azione sociale e iniziative civiche a sostegno delle Famiglie
Un "Progetto per l'Italia "condiviso con le Associazioni e i Movimenti
Presentazione del censimento delle necessità locali

Sabato 20 Dicembre 2008
ore 10.00
Convento San Bonaventura al Palatino
Colle Palatino, Roma

E' NECESSARIO REGISTRARSI INVIANDO UNA MAIL:

progettoitalia2008@gmail.com


COMUNICATO STAMPA
Mercoledì 3 Dicembre 2008


Progetto per l’Italia lancia la proposta di
Liste Civiche a Sostegno delle Famiglie

in occasione della Tavola rotonda:

Da un Progetto per l’Italia ad un Civismo Europeo
Le iniziative civiche sul territorio a sostegno delle Famiglie
del 2 Dicembre 2008
tenutasi presso la Sala della Mercede
di Palazzo Marini - Camera dei Deputati.


Grande successo della tavola rotonda tenutasi ieri a Roma presso la Camera dei Deputati; grande convergenza di tutte le presenze politiche, sulla necessità di rilanciare la partecipazione attiva dei cittadini partendo dall’azione sociale.
Da sottolineare la presenza di Alberto Monticone e di Gerardo Bianco, che sono stati salutati come grande stima e considerati da tutti i partecipanti Padri nobili del popolarismo italiano.

Grande sintonia tra tutte le posizioni e condivisione degli obiettivi e degli scopi del Progetto per l’Italia. Rilanciare la partecipazione civica dei cittadini, attraverso l’azione sociale per le Famiglie e la sussidiarietà, per ridare diritti e voce ai cittadini italiani.

Alberto Cannavò e Luca Gugliotta a nome del Progetto per l’Italia hanno annunciato, con il consenso del mondo delle associazioni e dei movimenti presenti, l’iniziativa di liste civiche a sostegno delle famiglie.

Sono intervenuti, Bartolo Ciccardini, Egidio Banti, Luigi Bobba, Ombretta Fumagalli Carulli, Gianni Rivera, fuori programma Publio Fiori, che ha lodato l’iniziativa.
La Sen. Fumagalli Carulli ha rilevato l’importanza dell’azione sociale partendo dall’esempio di Armida Barelli, chiaro riferimento di tutto il mondo dell’azione cattolica passata e futura.
L’on Bobba ha rimarcato la necessità di riavvicinare la società civile al mondo della politica intesa come alta rappresentanza popolare.
Il Sen Banti ha posto l’accento sul valore della dimensione civica e civile dell’impegno politico, lodando l’importanza delle liste civiche nei comuni.
L’On Rivera ha avvertito della necessità di certificare la bontà delle liste civiche in modo tale che rispecchino i valori che propongono, assicurando l’integrità morale, etica e politica, dei candidati e dei partecipanti alle liste civiche che convergano sotto un simbolo unitario.

Sono giunti i messaggi di saluto da parte del Consigliere Regionale del Veneto Marco Zabotti, del Dott. GianPaolo Zeni Direttore Scuola di Formazione all’impegno socio-politico della Diocesi di Brindisi – Ostuni;dal Dott. Vincenzo Mosca coordinatore del comitato civico Giuseppe Toniolo di Torino; dal Dott. Ing. Luca Gallerano coordinatore del comitato civico Giuseppe Borea di Piacenza.

Grande coralità dal mondo delle associazioni e dei movimenti: è emersa la necessità di unire le forze, per promuovere, attraverso l’azione sociale, iniziative a sostegno delle famiglie italiane.
Sono intervenuti: Cristian Carrara delle ACLI, rilevando tra l’altro l’importanza del sostegno alle giovani coppie per la costruzione delle nuove famiglie e per il futuro del Paese.
Maria Diodati di Ragione e Libertà, che ha testimoniato le difficoltà delle famiglie italiane nell’educazione dei figli e nel conciliare casa e lavoro, e ha sollecitato risposte concrete dal mondo politico a questo proposito.
Lorenzo Maria Sturlese, neo eletto rappresentante di un popoloso quartiere romano, ha testimoniato l’importanza delle tradizioni per ripartire da una dimensione civica e municipale.

Enrico dello Sbarba venuto per l’occasione da Livorno ha sollecitato iniziative precise e incisive a sostegno delle famiglie italiane.
Giuseppe Rotunno, ricordando le parole di Paolo VI, ha sottolineato la necessità di impegnarsi per “una civiltà dell’amore”, e con l’omonima associazione ha confermato la volontà di lavorare con questo obiettivo.
Umberto Calabrese, intervenendo fuori programma, ha sottolineato e lodato l’importanza, della proposta fatta da Progetto per l’Italia, di vere primarie aperte a tutti i cittadini liberi e forti.

L’assemblea si è sciolta dandosi appuntamento nei prossimi giorni per organizzare iniziative precise in linea con gli obiettivi del Progetto per l’Italia, secondo quanto è emerso dalla brillante tavola rotonda.
Progetto per l’Italia esprime pubblicamente un profondo ringraziamento tutti i partecipanti e convenuti.


Progetto per l'Italia

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